La Paleo Dieta per Diabetici

La Paleo Dieta per Diabetici

Qui di seguito è possibile consultare l’anteprima di La Paleo Dieta per Diabetici.

Introduzione: Una Nuova prospettiva

Il cibo è ______ . Se si chiedesse a qualcuno di riempire lo spazio vuoto, molto probabilmente aggiungerebbe la parola “carburante”. Spesso il funzionamento del corpo umano viene paragonato a quello di un’automobile, la quale ha bisogno di carburante per funzionare, così come noi abbiamo bisogno di cibo, ovvero di energia (ne parleremo più approfonditamente nel capitolo 2). Sì, il cibo è carburante e nutrimento, ma è anche molto di più. Molti di noi spendono una considerevole quantità di tempo a sommare le calorie degli alimenti e a calcolare quante poterne mangiare pur continuando a perdere peso. Siamo diligenti, ma aumentiamo di peso. Oppure, qualche volta mangiamo più di quel che “dovremmo” e finiamo per perdere solo pochi chili. Se fosse solo una questione di “cibo come carburante”, dovremmo guadagnare o perdere peso in base al numero di calorie ingerite. L’esperienza ci dice che non sempre funziona in questo modo. L’organismo è un insieme incredibilmente complesso di reazioni biochimiche, ormonali e genetiche che rispondono all’ambiente. Quello che noi vi introduciamo non è soltanto carburante, ma un insieme di informazioni che controllano la nostra espressione genetica, i nostri ormoni e il nostro metabolismo.

I macronutrienti – Proteine, grassi e carboidrati – sono i princìpi alimentari che devono essere introdotti in grandi quantità, poiché rappresentano la più importante fonte calorica ed energetica. Dall’altra parte, ci sono i micronutrienti – vitamine, minerali e composti fitochimici – che vengono assunti dall’organismo in quantità ridotte e supportano e facilitano le reazioni chimiche che fanno funzionare il nostro corpo. Il magnesio, ad esempio, è un minerale coinvolto in centinaia di reazioni enzimatiche, rivestendo un ruolo importante nel mantenimento della muscolatura e del sistema nervoso, nella regolazione della pressione sanguigna e nel controllo del livello di zucchero nel sangue. I flavonoidi, derivati dalle piante, inibiscono l’attività di alcuni percorsi enzimatici e trasmettono segnali alle cellule. Né il magnesio né i flavonoidi forniscono “carburante”, ma inviano informazioni all’organismo in modo che questo attivi un determinato percorso, rilasci un particolare ormone o, attraverso segnali, esprima un gene piuttosto che un altro. Questa è la scienza dell’epigenetica: lo studio delle variazioni nell’espressione dei nostri geni.

Una valida dimostrazione del concetto di cibo come informazione è il risultato del Functional Genomics and Nutrition (FUNGENUT) Study pubblicato su The American Journal of Clinical Nutrition. I ricercatori hanno coinvolto soggetti con sindrome metabolica e li hanno suddivisi in due gruppi. Per 12 settimane, entrambi i gruppi hanno assunto la stessa quantità di calorie con la medesima scomposizione di Proteine, grassi, carboidrati e fibre. L’unica differenza è stata la fonte dei carboidrati: il primo gruppo ha mangiato avena, grano e patate; il secondo, pane di segale integrale e pasta di segale. Nel primo gruppo, si è assistito a una upregulation (attivazione) di 62 geni legati allo stress metabolico e a un aumento dell’infiammazione, mentre nel secondo gruppo è avvenuta una downregulation (disattivazione) di 71 geni che regolano la segnalazione di insulina e l’apoptosi (morte cellulare programmata). In altre parole, a causa dei Tipi diversi di carboidrati assunti dai partecipanti, i geni hanno ricevuto due informazioni diverse: una che li portava ad aumentare l’infiammazione e promuovere la progressione del diabete di Tipo 2 e una che permetteva all’organismo di disattivare i geni associati alla resistenza insulinica. Qui di seguito, potete leggere la frase finale della conclusione offerta dai ricercatori.

“I cambiamenti nell’espressione genetica [in questo studio] suggeriscono che, nel lungo periodo, le alterazioni dei carboidrati possono influenzare il rischio di malattie cardiovascolari e diabete mellito di Tipo 2 (type 2 diabetes mellitus, T2DM), anche in assenza di perdita di peso”. La mappatura del genoma umano ha mostrato che il numero dei geni è di gran lunga inferiore rispetto a quanto era stato previsto e la loro interazione molto più complessa. La ricerca del “gene del diabete” è stata piuttosto deludente, anche se ha rivelato la presenza di diversi geni predisponenti che possono essere “attivati” grazie al giusto equilibrio tra ambiente, alimentazione e stile di vita. Si tratta di un concetto molto importante: noi non possiamo cambiare i nostri geni, tuttavia possiamo modificare la loro espressione. Il diabete di Tipo 2 è, in larga misura, il risultato delle nostre scelte relative all’ambiente e alle abitudini di vita.

Sebbene l’alimentazione sia il Fattore principale nel controllo della glicemia, non è però l’unico. Anche l’ambiente è importante. Il termine “ambiente” non indica soltanto lo spazio fisico, ma anche l’insieme delle condizioni e influenze che ci circondano: i livelli di stress, i modelli di sonno, l’attività fisica, la digestione e le tossine a cui veniamo esposti. Tutto questo fornisce all’organismo, e a ogni singola cellula al suo interno, anche informazioni che possono attivare o disattivare i geni o indirizzarli verso una condizione di malattia o verso la salute.

Risultati immagini per diabete

Negli ultimi 150 anni, i cambiamenti che riguardano il Tipo di alimenti che mangiamo e il modo in cui questi vengono trasformati sono stati profondi e drammatici. Negli Stati Uniti nel 1889, il 93% delle spese alimentari riguardava il cibo consumato a casa. Nel 2009, la percentuale è scesa al 51% e una buona parte di questa è composta da cibi già pronti (da asporto). Dal 1960, gli acquisti Fatti ai fast-food, come percentuale della spesa totale alimentare, sono aumentati dal 2% a più del 20%.

Centocinquanta anni non sono che un nanosecondo in termini di capacità dell’organismo di adattarsi all’aumento preoccupante dei livelli di zucchero, cereali raffinati e oli di semi industriali. L’incremento della disfunzione glicemica e del diabete di Tipo 2 è una conseguenza dell’industrializzazione del nostro cibo, molto distante dalle norme storiche e ancestrali, e dei cambiamenti nel nostro stile di vita.

Le informazioni contenute nella prima metà di questo libro vi aiuteranno a capire come funzionano i meccanismi di regolazione della glicemia e come queste norme ancestrali – la dieta paleo – possano aiutarvi a ripristinare il loro sano funzionamento e ad arrestare, se non addirittura invertire, le conseguenze della disfunzione glicemica e del diabete di Tipo 2. Inoltre, imparerete a mangiare sano fuori casa, a leggere e capire al meglio le etichette alimentari e a riempire la vostra dispensa di alimenti che ripristineranno la vostra salute. La seconda metà del libro riunisce tutti i concetti espressi attraverso deliziose ricette ispirate alla dieta paleo che vi lasceranno soddisFatti e vi permetteranno di tenere sotto controllo lo zucchero nel sangue.

Uno dei temi principali di questo libro è il cibo: l’unica cosa importante che influenza la nostra salute. Il cibo non è soltanto la somma delle sue parti, ma l’ambiente con il quale circondiamo le nostre cellule più volte al giorno. In ogni sua particella esistono milioni di molecole di informazioni tradotte in istruzioni cellulari, che controllano i nostri modelli di salute e di malattia. Ogni scelta alimentare che facciamo trasmette dei dati e rappresenta un’opportunità per dare al nostro organismo informazioni che si traducano in salute e benessere. Facciamo quindi le nostre scelte in maniera giudiziosa.


CAPITOLO 1
Il Problema del Diabete

Il diabete è una delle principali minacce per la nostra salute. Nell’America settentrionale e nel resto del mondo, il diabete è in costante aumento con un allarmante tasso di crescita.

Secondo l’American Diabetes Association, negli Stati Uniti, 29,1 milioni di persone, il 9,3% della popolazione (di tutte le età), soffrono di diabete, ma quasi il 28% di queste non ne ha ancora ricevuto la diagnosi. In Canada, la percentuale complessiva è la stessa e i ricercatori stimano che il numero delle persone affette da diabete aumenterà fino a superare il 23% della popolazione entro il 2025. Ma non finisce qui. I Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie degli Stati Uniti ritengono che altri 86 milioni di persone – una su tre, dato allarmante – hanno il prediabete e non lo sanno. I loro livelli di glicemia e di insulina sono alti, con tutte le conseguenze che ne derivano per la salute, anche se non così elevati da avere una diagnosi ufficiale di diabete.

La Diagnosi di Diabete

La diagnosi di diabete è, forse, una parte del problema: è un punto di partenza, dopo il quale il sistema sanitario offre, a coloro che ne soffrono, informazioni mediche, farmaci, indicazioni sulla dieta da seguire e sul mantenimento dei valori glicemici. Tuttavia, fino a quel momento, i professionisti sanitari informano in modo molto vago, dicendo ad esempio, “il suo livello di zucchero nel sangue è leggermente più alto rispetto allo scorso anno” o “faccia attenzione, si sta avvicinando a essere prediabetico”, con una specie di atteggiamento mentale che dice “aspetta e spera che non si trasformi in diabete”. Sentiamo pronunciare i termini “resistenza all’insulina”, “sindrome metabolica”, “obesità” e “prediabete” ma non sappiamo veramente che cosa significhino o in che modo possano riguardarci.

Quando infine riceviamo una diagnosi di diabete di Tipo 2, molti di noi rimangono sorpresi. Ci viene detto che il diabete di Tipo 2 è una malattia cronica progressiva con cui dovremo convivere per tutta la vita e che peggiorerà sicuramente con il tempo. Non ci rendiamo conto del rischio che uno squilibrio glicemico comporta e, fino a quando non riceviamo la diagnosi, possiamo eliminare qualcosa e fare attenzione a quello che mangiamo (qualunque cosa significhi) ma, oltre a questo, non abbiamo realmente un piano di azione.

Una volta ottenuta la diagnosi, ci vengono mostrate le linee guida cliniche dell’American Diabetes Association e della Canadian Diabetes Association, nella sezione chiamata “Strategie per prevenire o ritardare il diabete di Tipo 2”. La prima raccomandazione è rivolta ai professionisti sanitari affinché sottopongano i pazienti a un programma che comprenda una dieta strutturata e un diverso stile di vita, in modo da aiutarli a perdere il 5%-7% del loro peso corporeo e ad aumentare l’attività fisica fino ad arrivare ad almeno 150 minuti di esercizio moderato a settimana. I programmi di modifica della dieta incoraggiano a ridurre l’apporto energetico (ovvero le calorie), mantenendo un modello alimentare sano per favorire la perdita di peso e seguendo le linee guida emanate dal governo.

Si tratta dello stesso messaggio che ascoltiamo da decenni – mangiare meno, fare più attività fisica – ma, nella maggior parte dei casi, non funziona. Di conseguenza, il diabete diventa sicuramente cronico e progressivo. Manteniamo e gestiamo la malattia ma non cerchiamo di fermarla.

Invece di pensare in termini di una diagnosi di diabete di Tipo 2 o meno, è opportuno pensare ai valori dello zucchero nel sangue come uno spettro, o un continuum, che va da un equilibrio ottimale alla resistenza all’insulina, alla sindrome metabolica, al prediabete fino al conclamato diabete di Tipo 2. Come potete osservare nel diagramma qui sotto, ad esclusione dei livelli ottimali di glucosio, il resto è considerato prediabete.

Clicca qui per andare alla quarta di copertina ed alla scheda tecnica del libro

Clicca qui per visualizzare l’estratto completo